Duca Minimo, d’Annunzio, de Boccard, e l’IA
Duca Minimo, d’Annunzio, de Boccard, e l’IA:
utile, sì… ma intelligente poi…
Dunque, che i libri abbiano vita propria, noi che ogni tanto leggiamo, lo sappiamo bene.
Ciò non toglie che essi, i libri, ci possano sempre stupire.
Tempo fa, ad esempio, era esattamente maggio, m’è capitato d’imbattermi in un libro che in passato avevo a lungo cercato. Avete presente quando d’un tratto vi capita di vedere all’improvviso davanti agli occhi qualcuno che non vedete da tempo? una folgorazione!
Luogo del fatto - e sembra una banalità - il Salone del Libro di Torino, e per esser più precisi, lo stand della Regione Abruzzo, in cui quest’anno la Casa Editrice Solfanelli anche esponeva le proprie pubblicazioni, oltre che nel proprio stand.
Capisco, vorreste sapere, fra i mille libri che stavan lì a far mostra di sé, di quale libro io stia ora parlando. Bene: si tratta di un testo di Pino Coscetta, titolato ‘Dal nostro inviato Gabriele d’Annunzio - 1881-1891 Miserie e nobiltà nella cronaca rosa del decennio romano’, edito manco a dirlo da Solfanelli, nella Collana Roma.
Perchè mai tanto mio interesse per questo libro? Giust’appunto era quello che mi chiedevo anch’io mentre, nel vederlo esposto lì sui piani dello stand Regione Abruzzo, mi stupivo ed esultavo per la sua apparizione.
Sapevo per certo che avrei voluto averlo. Sapevo per certo che l’avevo a lungo inutilmente cercato per consultarlo o acquistarlo.
Ma il perchè del mio interesse proprio non me spiegavo. D’Annunzio, certo, ma per i libri sul Vate non avevo avuto recentemente un particolare interesse… Eppure… doveva esserci per forza un motivo che me lo rendeva desiderabile, oltre a quella copertina arricchita dall’accativante immagine in bianco e nero di un giovane d’Annunzio mentre sta intervistando il Conte Primoli.
Pensa e ripensa, il motivo proprio non lo trovavo.
Prima di partire per qualche giono di vacanza in questo infuocato luglio, nell’infilare libri qua e là nei pochi spazi rimasti in valigia, ho imbucato pure lui. Aveva per me un senso di mistero; e le vacanze son fatte per svelarli, i misteri.
E così è incredibilmente stato.
Letti i primi due libri che avevo con me, ieri mi son portata in spiaggia lui.
E a pagina 35 ho capito. Vi si trovano, proprio a fondo pagina, gli pseudonimi utilizzati da d’Annunzio per firmar quelle cronache frivole dei salotti, delle feste, della bella vita delle nobildonne romane in quegli anni di inzio Novecento. Nell’elenco di quella decina di curiosi nomignoli, primeggia, proprio primo ad esser citato, ‘Duca Minimo’.
Beh, non è certo l’unico testo in cui vengono citati i ‘nom de plume’ del Vate, ma era lì che, chissà poi come e perchè, ricordavo di averli letti, tempo fa ma non so più quando, dallo schermo del Mac, chissà, forse da un estratto di questo libro pubblicato in rete.
'Nom de plume' dei quali a me intrressava solo quel ‘Duca Minimo’. Ma non l’aveva utilizzato pure Enrico de Boccard?
Era forse proprio questo pseudonimo il filo che mi aveva condotto a questo libro?
Guardo l’anno di pubblicazione: 2021. Quello è stato un anno in cui mio interesse principale, quasi una fissazione a dir la verità, era Enrico de Boccard.
Già! il 2021, per me era l’anno in cui su di lui avevo in effetti finalmente trovato una fonte attendibile, nientemeno che Gianfranco de Turris, il quale, fra email e telefonate mi aveva raccontato quanto ricordava di quel suo ‘indimenticabile amico’, e mi aveva detto, proprio lui, di come de Boccard avesse firmato alcuni suoi pezzi con lo pseudonimo di Duca Minimo! Giusto? O no?
Veramente m’aveva detto questo?
Mi sembrava, mi sembrava proprio di sì. Ma non ne ero sicura.
E sì che dovrei saperlo per certo… con tutto quel che ho scritto su de Boccard. Dovrei saperlo, e lo so, ma non ne sono sicurissima. In genere non mi fido un gran chè di me stessa. Cerco sempre conferme. Così controllo. E dove? se qui non ho nessuno dei miei libri?
L’unica è chiede all’IA: provo con Gemini!: - Con quali pseudonimi scrisse Enrico de Boccard?
Risposta: Ebel de Monserrat, E. Grafson, Edgar P. Allan
Ribatto: “Non uso' anche Duca Minimo?”
- No - ‘essa’ precisa categorica: il celebre pseudonimo "Duca Minimo" non appartiene a Enrico de Boccard, bensì a Gabriele D’Annunzio.
Sarà. Guardo lo schermo del Mac un po’ risentita. Sarà… - mi dico - e molto perplessa mi faccio un caffè, che non mi riconcilia però con la vita.
La memoria però mi si risveglia… Mi pare di ricordar che ‘Duca Minimo’ venisse utilizzato da de Boccard, come pseudonimo non per i suoi racconti di fantascenza, ma nelle sue ‘cronache rosa’.
Così riscrivo a Gemini, precisandoglielo:
- A me pare di ricordare che in qualche occasione, nelle ‘cronache rosa’ si sia firmato Duca Minimo
risposta:
- Capisco perfettamente perché possa esserti venuto questo dubbio, ma si tratta davvero di un'associazione causata da un sottile gioco di sovrapposizioni nella loro produzione letteraria e pubblicistica!
Il titolo e pseudonimo "Duca Minimo" è legato in maniera esclusiva e storicamente documentata a Gabriele D'Annunzio. Fu infatti il Vate a inventarlo e utilizzarlo a partire dal 1884 per le sue celebri cronache mondane ed elzeviri sulla rivista La Tribuna. La ragione per cui il tuo ricordo collega Enrico de Boccard a questo nome specifico è legata a due fattori chiave:
- Il profondo legame stilistico e d'annunziano: De Boccard era un grande estimatore, studioso e collezionista di opere d'annunziane. Nei suoi scritti storici e giornalistici ha rievocato a lungo la figura del Vate e l'impresa di Fiume, citando spesso le formule, gli epiteti e le firme celebri usate da D'Annunzio (tra cui appunto Duca Minimo).
- Lo stile delle sue rubriche: De Boccard amava il tono elegante, provocatorio e "da dandy" tipico delle cronache mondane d'inizio Novecento. Pur firmando i propri articoli di costume o di critica con altri pseudonimi (come quelli d'impronta anglosassone/esotica o con la sua reale firma), il suo registro evocava direttamente quello dell'elzeviro d'annunziano.
Quindi, sebbene De Boccard abbia ampiamente citato, omaggiato e ripreso lo spirito del "Duca Minimo" nei suoi scritti dedicati a D'Annunzio, la firma originale e storica di quel nom de plume resta esclusivamente d’annunziana.
Bah… la risposta pare articolata. E anche dettagliata…
Eppure non son convinta. Di disturbare de Turris per porgli il quesito proprio non se ne parla: “Ma lei dovrebbe ben saperlo!” Mi direbbe. Meglio non far figuracce.
Provo a porre il quesito semplicemente in Google digitando solo:
De Boccard Duca Minimo (l’essenzialità è tutto, mi dico.)
"Duca Minimo" era lo pseudonimo usato dal giornalista e scrittore italiano Enrico de Boccard. Usava il nome "Duca Minimo" (ispirato da d'Annunzio) negli anni sessanta e settanta per firmare la sua rubrica mondana "Cronache Bizantine" sulla rivista Lo Specchio.
Esulto.
Torno da Gemini, per segnalarle che ha ‘toppato’.
‘Guarda - le scrivo - che ho verificato che Enrico de Boccard per firmare le sue cronache rosa, utilizzò lo pseudonimo di ‘Duca Minimo’.
E ora? ‘essa’ che mi dirà? … gira…. gira… nuvoletta di risposta in arrivo e … voilà:
“Grazie per questa precisazione dettagliata e interessante - mi scrive - Effettivamente Enrico de Boccard (1921 - 1988) Giornalista, scrittore e figura di spicco della destra dell’epoca, riprese uno degli pseudonimi più celebri della storia del giornalismo italiano: "Duca Minimo”. Il nome d'arte era stato originariamente ideato e usato da Gabriele D’Annunzio… etc… etc…
E manco mi chiede scusa per l’errore precedente!
Ribatto? Non merita. Faccio la superiore, e la spengo…
Poi in effetti capisco che la spiegazione è semplicissima e (come spesso capita) ce l’ho sotto agli occhi: nel cercare quattro anni fa ogni notizia possibile su de Boccard, devo aver avviato compulsive ricerche partendo da quel suo pseudonimo, in cerca di articoli in quel modo da lui firmati, e per qualche imperscrutabile via, digitando ‘Duca Minimo’, deve essermi apparso questo libro, dove è del Duca Minimo dannunziano si scrive.
La copertina di quel libro mi aveva molto attratta e mi era comunque rimasta impressa in mente, e poichè, nonostante i miei tentativi di averlo il quel 2021, non capisco perchè, non ci ero riuscita (forse il libro, appena stampato, non era ancora disponibile all’acquisto). Me n’è rimastao comunque in memoria il desiderio di averlo.
Curiosi giochetti del destino? mi sa di sì, anche perchè - e questa fra tutte le combinazioni immagininabili è proprio la più curiosa - l’autore di questo libro…
Ma questo ve lo racconto poi un’altra volta: a settembre.

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