diario minimo venexiano
DIARIO MINIMO VENEXIANO ovvero, al solito, un fastidioso confuso pasticcio disordinato Di pietra, d’acqua, e merletti di vetro son fatti i sogni a Venezia… Lanciando sguardi negli scorci delle calli, infilando gli occhi fin laggiù dove fra un palazzo e lo scorrere di un rio che lambisce storia e storie di chissà quali vite con quel senso di star fra mare e cielo su pietre d’antiche architetture… Come dire di Venezia con parole non consunte, non consuete non ritrite, non scontate… meglio sarebbe tacere, e solo ascoltare lo sciacquio sommesso nel riflesso dei ponti. Vaghiamo nei pressi del Teatro La Fenice, attraversando Rio della Verona, verso Calle de la Mandola…cerchiamo un museo… Un museo poi… è un museo… ma una casa…, un’abitazione, una dimora… o meglio ancora un atelier…, un palazzo anzi…, privato però, ovvero: era privato, poi venne donato alla città di Venezia… ah… certo! Di che parlo? Ma di Casa Fortuny, ovviamente! Ecco, appunto, dicevo: ...