L’enciclica di Papa Leone XI, Tolkien, de Turris, e ‘il senso delle parole’.




 



Leone XIV, Tolkien, il mago Gandalf


QUANDO IL PAPA AMERICANO NELLA SUA PRIMA ENCICLICA CITA “IL SIGNORE DEGLI ANELLI” NELLA TRADUZIONE DI VITTORIA ALLIATA

  

Intervista a Gianfranco de Turris di Rosanna Romanisio Amerio



Senti ‘Tolkien’, e pensi a Il signore degli anelli; 

dici Il signore degli anelli e pensi a Gianfranco de Turris; 

ma se a citare Tolkien è il Santo Padre…? 

E se è proprio nella sua prima enciclica, MAGNIFICA HUMANITAS che Papa Leone XIV cita uno scrittore cattolico tradizionalista del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien…? Non resta allora che interpellare de Turris che, come massimo studioso, critico e divulgatore italiano di letteratura fantastica detiene da tempo il merito di averci fatto conoscere e amare le opere dell’ideatore della Terra di Mezzo. 

Prima di telefonargli, meglio verificare. E’ così che constatiamo come il fatto abbia colpito non solo chi qui scrive, se persino l’Osservatore Romano nell’edizione del 26 maggio titola: “Quando il Papa cita Gandalf: Tolkien, speranza e lotta del nostro tempo”; e il 27 ne scrive Famiglia Cristiana: ‘Da Tolkien a Spielberg e Beethoven: le citazioni pop nell'enciclica di Papa Leone XIV sull’IA’; come pure il digitale Vaticano.com ‘Se l’Anello del Potere diventa un Algoritmo: Papa Leone XIV cita Tolkien nella sua prima Enciclica’; e anche Il Secolo d’Italia, il 25 titolava: “Tra le numerose citazioni di Papa Leone XIV in “Magnifica Humanitas” c'è anche Tolkien: il Pontefice sceglie le parole di Gandalf. Da Tolkien a Platone, le citazioni nell'enciclica di Leone”.





Ma qual è la frase in questione?

In particolare, al paragrafo 213, all'interno del capitolo 'Costruire la civiltà dell’amore', si legge: “Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto così la nostra responsabilità: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare» [187]. Precisando pure   in nota: [187]: “J.R.R. Tolkien, The Lord of the Rings. Part III: The Return of the King, New York 1965, 190”. Vale a dire la prima edizione tascabile americana dell’opera e non quella inglese di dieci anni prima e che evidentemente il futuro Papa acquistò ed ha conservato, ed ora ha citato.

Si tratta della citazione di un pensiero di Gandalf, il saggio mentore della mitica Terra di Mezzo, che era un mago...


Così la prima domanda che pongo a de Turris è questa: 



- Ma lei, che nei primi anni Duemila introdusse le opere di e su Tolkien pubblicate da Bompiani, si sarebbe mai immaginato che un Papa avrebbe mai potuto citarne una, in un’enciclica poi…?

  • Evidentemente no. Però siamo a questo paradosso che all'epoca, quando scrissi le introduzioni ai diversi libri  Bompiani e difendevo questo autore…, e da ‘chi’ lo difendevo? Lo difendevo sin dagli anni 80 quando Rusconi tradusse il suo capolavoro, dagli intellettuali progressisti, Umberto Eco buonanima in testa, i quali dicevano che era uno scrittore, possiamo usare il termine?, ecco, dicevano che era reazionario e ‘fascista’ per mille motivi a cominciare dall’ambito editoriale che lo pubblicò  nel 1980, da chi  se ne occupò e dal suo pubblico...


Ahi… Partiamo bene…! Se intervisti de Turris, devi saperlo… I termini son sempre schietti. Lo so da tempo. Ma al momento trascrivo, sorvolo, e passo al prossimo quesito:


- La letteratura fantastica, in questo caso Il Signore degli anelli, può essere un buon veicolo di messaggi positivi con forte valenza cattolica?

- Diciamo così: se intendiamo ‘catholicos', nell'etimologia originaria,  che vuol dire ‘universale’, sì. Perché il libro contiene dei messaggi che son stati letti e apprezzati in tutte le culture del mondo dove è stato tradotto, quindi non solo le occidentali. In questo senso sì. Ma nel significato specifico ‘religioso-cristiano’ sarebbe alquanto riduttivo, perché lo ridurrebbe esclusivamente alla religione cattolica. Ovviamente Tolkien era un cattolico, ma precisiamo un cattolico ‘tradizionalista’ che si andava a sentire la messa in latino, non in inglese.


- Considerando il fatto che Tolkien era profondamente religioso, ‘tradizionalista’, come lei sottolinea,  il messaggio di fede che, raccontato in quel modo, filtra dalle  sue narrazioni, secondo lei può essere oggi un messaggio comprensibile dai giovani?

  • Trattandosi di un romanzo fantastico, dell'immaginario, sicuramente sì in quanto proprio questo è il suo compito. Anche perché l'aspetto ‘religioso’, non vi è volutamente esplicitato. In  realtà  nel libro non si parla di religione, di sacerdoti, di chiese o templi, di culti ufficiali  (anzi l’unico  ordine sacerdotale descritto è corrotto e decaduto) e,  se è per questo, come sostengo da sempre,  neppure di lotta tra ‘Bene’ e ‘Male' si tratta, come è stato spesso detto per semplificare, ma invece   di lotta tra ‘potere’ positivo e ‘potere’ negativo: da una parte ci sta Minas Tirith, la capitale del regno di Gondor, ultimo baluardo degli Uomini contro le armate mostruose dell'Oscuro Signore   nella Terra di Mezzo; dall’altra c’è Mordor, la Dimora del Male,  regno appunto dell'Oscuro Signore, Sauron, il potere negativo del controllo assoluto. Questo è il punto, il tipo di potere così come viene esercitato nei confronti della gente. Credo che questo sia il punto fondamentale: quello che voleva fare Tolkien che tutti dimenticano e che nessuno cita: scrivere un romanzo epico per una nazione, la sua, che non aveva un romanzo epico e fondativo.

- Potrebbe allora, oggi, essere un messaggio ‘epico’ per un tempo - il nostro -  che non ha più ‘epica’, nel senso di ‘eredità’ della storia, della memoria collettiva e dei valori fondanti di una civiltà? 

- Certamente, e non solo: il problema di oggi è che sta tornando in auge la politica della forza bruta, la forza pura ancorché ammantata da nobilissime motivazioni che straccia  però  i trattati internazionali: anche la guerra ha le sue regole! Cioè chi è il più forte ha  sempre ragione imponendo, si voglia o no, la sua. Per non far nomi,  quell’egocentrico di Trump sta facendo così. Anche se poi è costretto a fare marcia indietro e rimangiarsi  molte cose, anche se non lo ammette mai, lui casca sempre in piedi come quel personaggio dei fumetti! E’ l’Eterogenesi dei Fini: miri ad un certo risultato, ne ottieni uno diverso e inaspettato...


Ahi, altra ‘nota dolente’… meglio non addentrarsi nella politica estera… 

Tentando di ‘arginare’ l’argomento, torniamo al professore di Oxford autore del Signore degli Anelli.

  • Che ne possono trarre i giovani di oggi?
  • Ben poco se ne leggono la versione voluta dal collettivo di scrittori italiani nato a Bologna nel gennaio del 2000: i Wu Ming e soci che sono riusciti nel macabro  e costosissimo intento, di far ri-tradurre Il Signore degli Anelli nel  2019 con un linguaggio piatto, banale e in alcuni casi anche assurdo e contorto. Zero epica . Sono così giunti, mossi da un intento esclusivamente ideologico, all ’intento opposto da quello tolkieniano: offrire un romanzo per nulla esaltante, noioso e soporifero e con i nomi dei personaggi modificati. Consiglio ai giovani, di andarsi a leggere il Signore degli Anelli con la traduzione che Vittoria Alliata aveva fatto con l’avallo dello stesso Tolkien: una traduzione dal tono epico così come voleva lo stesso autore. Edizione migliore a cura della Società Tolkieniana Italiana e illustrata da Alan Lee quella Bompiani 2004.

  • Dunque nella ‘traduzione’ sta il senso delle ‘parole’?… perché pure il Pontefice, nell’enciclica, proprio al paragrafo seguente a quello in cui cita Tolkien, scrive: “Il primo contributo che possiamo dare a una civiltà più umana è fare attenzione alle nostre parole (…) Tutti dobbiamo quindi fare un esame di coscienza sulle parole che usiamo, sui pregiudizi di cui sono impregnate”

  • Non vorrei entrare nel senso di quanto espresso dal Papa, solo vorrei precisare che, sì, il problema di fondo sta proprio nel senso delle parole e dell’uso strumentale che se ne fa: come impariamo da ‘1984 ‘ di George Orwell, dove si  vuole che guerra voglia dire pace e pace voglia dire guerra. E’ il tragico rischio della ‘neolingua’. Perché il linguaggio, vede, è tutto: e nel caso di Tolkien, si è giunti a questa assurdità, ridurlo a qualcosa di piatto e noioso. E questi editori italiani , ahimé, ci sono riusciti a discapito dei giovani lettori di oggi che credono che il vero Tolkien sia quello che ora trovano in libreria e se si  vanno a vedere i tre film di Peter Jachdpm non ci capiscono un accidente! Un chiaro esempio di come stiano tentando di appropriarsene, come disse la segretaria Elly Schlein a febbraio, parlando a Milano al cosiddetto “percorso dell’ascolto” del Pd, con quel suo: “Dobbiamo riprenderci Tolkien!”. Cosa non farebbero a sinistra, per strappare finalmente il capolavoro epico ai ‘maledetti fascisti’…

  • Ma, dunque… allora Tolkien… Facciamo così: oltre a ‘tradizionalista’ come definirebbe lei l’autore del Signore degli Anelli?
  • Mah, credo che la miglior descrizione sia quella che ne fece il suo biografo, Humphrey  Carpenter: Tolkien era un ‘Right Wing Man’, un conservatore, un uomo di destra come dimostrano peraltro tutte le scelte della sua vita (si leggano le  sue lettere) …

Gianfranco de Turris… lei mi mette nei guai: siam partiti col dire Papa Leone XIV ha citato Tolkien… quindi…?

  • Lei lo sa, spesso sono un po' troppo logorroico ed esagerato … Però  ci terrei a dire che come all'epoca (anni 80-90) i ragazzi di destra adottarono (è il termine che usai) Tolkien, senza per questo strumentalizzarlo, ed erano comunque considerati dei “fascisti”, così direi che si potrebbe definire anche il pontefice  americano ... in fondo lo dico io e non l’intervistatrice!! Assai diverso dal goffo pontefice argentino…  E vorrei aggiungere un'ultima cosa,

Dica pure… purché, la prego, che sia - almeno un pochino - … politicamente corretta…

Ma, non so se lo è, di sicuro è una cosa che fa onore al Papa Leone, che è un personaggio assai colto, laureato in matematica e che evidentemente approfondisce quanto dice e fa le sue scelte precise. E cioè: se si va a fare un controllo sulla traduzione italiana della frase di Gandalf che lui cita, e cioè: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare,» ebbene ci si accorge che essa è tratta da Il Signore degli Anelli, vol. III, Il ritorno del re, traduzione du Vittoria Alliata di Villafranca, Bompiani, Milano 2000, p. 1054. E si potrà così constatare che Leone XIV ha fatto una scelta ben precisa utilizzando esattamente la traduzione originale approvata da Tolkien stesso, come ho ricordato, e non quella orripilante attualmente in circolazione imposta per motivi vergognosamente ideologici da Wu Ming, AIRST e compagnia bella. E questo gli fa un grandissimo onore e  relega tutti costoro in un angolo con la speranza che vengano dimenticati e siamo riconosciute le loro colpe.

- Quindi il Papa ha citato il testo nella versione originaria?

Esattamente! Non ha utilizzato quella sottomano ma una ormai non più in libreria, e che probabilmente possedeva già. Rendendo onore altresì ad un cattolico tradizionalista di lingua inglese come JRRT che mai avrebbe immaginato di essere citato nella prima enciclica di un papa americano!!! Alla faccia di tanti ottusi strumentalizzatori della lingua secondo gli insegnamenti leninisti… Lo scriva, lo scriva pure,  anche  se non è ‘politicamente corretto! E lo precisi, che a dirlo sono io!

Ed è così che questo saggio, eterno giovane fanciullo nell’animo nonostante il fatto che viva su questa Terra da un ragguardevole numero di anni, mi ha levata d’impiccio, ed ha riaffermato - ancora una volta -  il suo libero pensiero.

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