Antigone, Sofocle. Inda 2026.

 Antigone dà sepoltura al fratello morto sfidando Creonte, re di Tebe, che l’aveva vietato. 

    Legge divina //Legge del potere


Di  Antigone, avevo letto giorni fa, 

un commento pubblicato su 

Barbadillo.it: mi aveva emozionata,. 

Sapevo che a breve avrei assistito 

allo spettacolo. Ora che l’ho visto, 

concordo appieno con le 

le parole di Daniela Sessa, 

che firma quella recensione;

solo, qui aggiungo

 qualche mia impressione.

Troppo tardi, Creonte!

anche il pentimento ha i suoi tempi… 

Comprende - alla fine - quel re accecato dall’esaltazione del delirio del potere,

più cieco colpevole lui, che con gli occhi vede ma ha mente priva della vista della ragione, che non l’inconsapevolmente colpevole, negli occhi cieco, Edipo, 

qui assente, ma palpitante in Antigone, sua figlia.

Comprende, alla fine, Creonte, gli errori commessi

ma tutto è già accaduto: 

mentre, troppo tardi, dà giusta sepoltura a Polinice

Antigone, la vita sua se l’è già levata;

Emone, che l’ama, di dolore folle, scagliatosi contro il padre Creonte

lo manca e la vita che getta nell’Ade è la propria;

abbandona la vita Euridice, sua madre, di Creonte silente sposa.

Solo, nel deserto dei valori, nel vuoto degli affetti,

resta, pentito, Creonte,

e lascia la scena.



Ecco, se un solo appunto di critica posso permettermi a questa ineccepibile rappresentazione, dopo l’insostenibile tensione che ne ha reso vibrante ogni istante, è nel mancato afflato di vita proprio sul finale, all’uscita di scena di Creonte:

quel buttar via la battuta ultima, quell’abbandono all’evidenza della propria colpa, è come scivolato via in quel suo ultimo breve svuotato dire, brevi parole non abbastanza sorrette, da un voluto gelo della voce, non abbastanza volutamente scabre;

certo Creonte è qui ormai vuoto di sè: ma a quel vuoto è mancato, proprio nel finale, il supporto recitativo per darcene coscientemente il senso. 

Immagino, dopo tanta maestria in tante messe in scena, l’energia deve aver abbandonato in quell’ultimo istante Paolo Mazzarelli che stremato, l’ha appoggiata lì, quell’ultima frase di Creonte, sulla cima di quelle scale che son state supporto del suo regno.


Per il resto la perfezione è regnata - lei sì - giusta sovrana, mirabilmente condotta da una regia concisa, serrata, asciutta, così perfetta da non vedersene traccia, in ogni istante delle due ore, volate nel nitore di recita e scena.


Il pathos, scabro, s’era avviato istantaneo,  

niente più attuale di quella prima scena

quel ritmico tonfo cupo di tamburo

battito di un cuore di morte

mesta processione nera di cadaveri 

a ricordar le guerre

dolore che ha le stesse grida di oggi 

per ogni morto in ogni conflitto

in un silenzio che urla senza voce

perché il dolore della guerra che è morte è muto

La scena è costruzione dell’essenziale, 

geometria spezzata di vite troncate

grigia di proiettili, di soldati, di sacchi di cadaveri, di fumo. 

ombre frammentate dei principi su quella scalinata erta 

anime spezzate di chi obbedisce a ordini di morte del potere

il fumo che alza al cielo il grigio della morte

straordinario essenziale nitore di una serigrafia.

simboli geometrici spezzati di un codice d’obbedienze al potere, 

vetta e radice del dolore nella reggia dell’incomunicabilità.

La scena è costruzione essenziale di una geometria intellettuale.

Solo s'alza come fiore nel deserto il pianto di Antigone

spoglia, scabra, semplice, trasandata quasi 

lei, e le Donne del Coro, puri pensieri con sembianze umane

Il cieco è Creonte accecato - colpevole - dall’esaltazione del potere

più cieco lui dell’inconsapevolmente colpevole Edipo, qui assente, ma presente in Antigone



______________________________________________


ANTIGONE di SOFOCLE: la prima rappresentazione,  avvenne nel 442 a.C., ad Atene. 

L’Antigone, con l’Edipo re e l’Edipo a Colono, fa parte del Ciclo tebano. 


Tanto per ricordare i fatti:

Chi è Antigone? figlia di un incesto inconsapevole: 

suoi genitori sono Edipo e la madre di lui: Giocasta 

unione da cui son nati anche: Eteocle e Polinice, e una sorella, Ismene.

Tutti discendono da Cadmo, il fondatore di Tebe.

Eteocle e Polinice, a seguito dell’esilio del padre, Edipo, avrebbero dovuto dividersi la reggenza di Tebe

Il primo ad essere sovrano è Eteocle, che bandisce Polinice da Tebe. 

Polinice fa guerra al fratello: entrambe muoiono
Il potere passa a  Creonte, zio di Antigone: fratello di sua madre Giocasta.

Creonte vieta di dar sepoltura a Polinice, reo di aver fatto guerra al fratello.

Antigone vuole seppellire Polinice e ne informa la sorella Ismene.

che cerca di dissuaderla e si rifiuta di partecipare alle esequie del fratello.

Una guardia informa Creonte che Polinice è stato sepolto

per scoprire il colpevole il corpo viene dissepolto: attendono che qualcuno si faccia avanti a ricoprirlo, e scoprono che si tratta Antigone

Antigone accusa lo zio Creonte di essersi posto al di sopra degli dei: il rito funebre spetta a tutti gli uomini, neppure un re può opporsi. 

Creonte la condanna a morte

Ismene vuole condividere il destino di Antigone che reagisce duramente: la sorella prima non l’aveva sostenuta. 

Le due sorelle vengono arrestate. 

La popolazione è solidale con Antigone

Il figlio di Creonte, Emone, ama Antigone, e prova, inutilmente, ad intercedere per lei presso il padre. 

Creonte infine dice di aver compreso che uccidere un membro della propria famiglia è atto contro natura che suscita l’ira delle divinità, quindi decide che lei venga imprigionata in una grotta dove resterà tanto a lungo quanto vivrà.
L’indovino Tiresia, ricorda a Creonte l’altro suo crimine contro gli dei: il rifiuto di dare esequie funebri a Polinice.
Creonte lo caccia ma le parole di Tiresia lasciano segno nell’animo di Creonte che si rende conto dei crimini che sta perpetrando.

Un messo informa  Euridice, moglie di Creonte di quanto sta avvenendo: 

Creonte, intanto dà sepoltura a Polinice

Emone si era recato a liberare Antigone, ma la giovane, si era già impiccata. 

Emone folle di dolore, si scaglia contro il padre, ma lo manca così decide di uccidersi di fronte a lui, trafiggenndosi con la spada.

Creonte comprende infine gli errori commessi, ma ormai è troppo tardi. 


^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


61ª Stagione di Rappresentazioni Classiche dell'INDA al Teatro Greco di Siracusa (primavera 2026).


Antigone di Sofocle, diretta dal regista Robert Carsen

Al regista il premio Eschilo d’oro 2026.









Commenti

Post popolari in questo blog

diario minimo venexiano

R𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐋𝐚𝐦𝐛𝐚 𝐃𝐨𝐫𝐢𝐚