(DA: VITTIME ASTIGIANE DEL CONTE ROSSO E DEL GALILEA, 1941-1942
di Marco Montagnani;
https://www.israt.it/images/abook_file/atco000132.pdf)
(in memoria dei dispersi di tutte le guerre,
La commemorazione del 25 Maggio)
Così scopro che qualcuno (parente?) con il mio cognome… ‘coniugale’… - si dice così? - stava su quel piroscafo Conte Rosso che da 85 anni giace adagiato a una profondità compresa tra i 2.500 e i 3.000 metri sul fondo del Mar Ionio meridionale, a circa 10 miglia al largo di Capo Murro di Porco: in mare siracusano.
Chiedo: a chi? bèh, a Francesco (nella fattispecie nella funzione di marito… e quindi di possibile parente del Soldato Amerio Pietro):
- Quindi potrebbe essere un nostro, o meglio, un tuo parente?
- Potrebbe… sì: forse si tratta di un cugino di mio padre Pietro… quindi figlio un fratello di mio nonno… in effetti loro han vissuto fra Agliano e San Marzano.
Caspita! un motivo in più per ricordare cosa avvenne…
*L’ultimo viaggio del Conte Rosso*
«Il Conte Rosso sembra un gran drago marino che soffi sollevando colonne d’acqua. Il mare bolle d’intorno per le fughe d’aria che sempre più aumentano, sconvolgendo e travolgendo tutto»
Ore 20:43 del 24 maggio 1941: a circa 10 miglia al largo di Capo Murro di Porco (Siracusa), il sommergibile britannico HMS Upholder lanciò una coppia di siluri contro il piroscafo requisito Conte Rosso,
carico di 2.729 militari e militarizzati, in viaggio verso l’Africa settentrionale, affondandolo.
Bilancio: 1.432 superstiti; 1.297 fra morti e dispersi.
Accadde che...
Già dall’estate del 1940, in Africa settentrionale le forze italo-tedesche combattevano contro le truppe inglesi…
A Roma e Berlino, si era convinti che per vincere, occorrevano più soldati, armi, mezzi e attrezzature.
L’idea era di disporre di tre corpi d’armata (due italiani e uno tedesco), con cinque divisioni corazzate (tre italiane e due tedesche), sette divisioni motorizzate (italiane) e quattro divisioni non motorizzate (italiane).
Il progetto era di trasferire il tutto in Africa Settentrionale;
come? via mare.
Ma: Churchill, strategico tempista, aveva ordinato di arrestare tutto il traffico marittimo-in arrivo dall’Italia;
come? con l’impiego delle unità di superficie e con la collaborazione, dell’Aviazione e dei sommergibili.
Questo il quadro in cui maturò la tragedia del ‘piroscafo requisito’ Conte Rosso.
Piroscafo 'requisito'
Ah…certo…! perché ‘requisito’? me lo sono chiesto anch’io.
Il fatto è che il piroscafo in origine era un prestigioso transatlantico di lusso dedicato ad Amedeo VII di Savoia, Conte di Savoia e d'Aosta, noto appunto come 'Conte Rosso'...
ma durante la seconda guerra mondiale, nel 1940, venne appunto ‘requisito’ dalla Regia Marina italiana, militarizzato e trasformato in nave trasporto truppe per rifornire le forze dell'Asse in Nord Africa.
80 metri di lunghezza, 22 di larghezza, 17.879 tonnellate di stazza lorda e circa 22.000 tonnellate di dislocamento.
Il Conte Rosso dal '40 era diventato nave trasporto truppe per rifornire le forze dell'Asse in Nord Africa
In quel 24 maggio del 1941, all’inizio di quel suo ultimo viaggio come ‘nave trasporto truppe’ aveva a bordo 2.729 uomini:
280 facevano parte dell’equipaggio civile militarizzato,
altri, appartenevano all’Esercito: sbarcati a Tripoli avrebbero dovuto raggiungere i reparti d’appartenenza;
una trentina di appartenenti alla Marina militare;
un piccolo gruppo di civili, militarizzati e non, inviati in Africa settentrionale per le più diverse ragioni.
In quel 24 maggio del 1941 il Conte Rosso era alla sua diciassettesima navigazione nel Mediterraneo centrale:
aveva compiuto otto volte la doppia traversata Italia-Libia;
aveva effettuato viaggi per trasporto truppe, nel Tirreno.
In quel suo ultimo viaggio aveva a bordo:
800 tonnellate di nafta, destinate a Tripoli;
due automobili: una dell’Istituto Luce, l’altra del 4° Reggimento Carristi (piazzate in coperta);
160 tonnellate di merce (limoni e casse di vestiario),
e 6 tonnellate di posta (nelle quattro delle cinque stive del piroscafo: la n° 2 era stata tenuta vuota).
Partì per Tripoli dal Porto di Napoli, nella prima mattina di sabato 24 maggio: del convoglio, detto veloce perché capace di navigare a circa 18 nodi (circa 33 km/h), facevano parte altri tre piroscafi: Marco Polo, Victoria ed Esperia.
La scorta ravvicinata era stata affidata al cacciatorpediniere Freccia ed alle torpediniere Procione, Orsa e Pegaso.
Alle 20:40 il mare era a forza 1-2, senza cresta d’onda per assenza di vento.
Il lieutenant commander Malcolm David Wanklyn
Il tramonto era stato molto luminoso, chi si fosse posto in osservazione verso levante, avrebbe visto convoglio e scorta profilarsi nettamente su un chiarissimo sfondo rosso-oro…
e in effetti, qualcuno si era posto in osservazione : il lieutenant commander Malcolm David Wanklyn, al comando del sommergibile britannico HMS Upholder - 10a Flottiglia sommergibili dislocata a Malta.
Il battello era in agguato a levante della Sicilia già da una ventina di giorni;
aveva attaccato diverse navi mercantili;
la sua dotazione di siluri era quasi totalmente esaurita: ne aveva a disposizione solo due;
l’Asdic e gli idrofoni non gli funzionavano;
i serbatoi del carburante erano ormai quasi vuoti;
ma: Wanklyn non si fece influenzare
alle 20:43 ordinò di lanciare il primo siluro,
il secondo seguì immediatamente.
I siluri, colpirono, pochi istanti dopo, il Conte Rosso.
Anche se a bordo era stata vista la scia del primo,
mancò il tempo per mettere in atto manovre difensive.
La parte colpita da primo siluro era di poco a proravia del fumaiolo prodiero;
il secondo, invece, impattò il Conte Rosso di poco a proravia del ponte di comando, in corrispondenza della stiva n. 3:
fra i due, circa 20 metri.
Alle 20:59, quindi in appena un quarto d’ora – forse in un lasso
di tempo anche più ridotto – il Conte Rosso s’inabissò quasi verticalmente e con la prora in basso:
«Il Conte Rosso sembra un gran drago marino che soffi sollevando colonne d’acqua. Il mare bolle d’intorno per le fughe d’aria che sempre più aumentano, sconvolgendo e travolgendo tutto»
Per gli uomini del Conte Rosso già in acqua, furono attimi di terrore.
Alle 20:59, in appena un quarto d’ora il Conte Rosso s’inabissò quasi verticalmente e con la prora in basso.
Alla notizia dell’affondamento del Conte Rosso, ricevuta alle 21:00,
il comando settore Marina militare di Augusta fece immediatamente uscire 10 motovelieri: 7 da Augusta e 3 da Siracusa, che alla massima velocità possibile raggiunsero il luogo del disastro.
La loro perlustrazione continuò fino al giorno 26 ed ebbe come esito il recupero di 20 superstiti e 214 cadaveri: 62 dei quali furono portati ad Augusta e 152 a Siracusa. Anche se fino ad oggi si è ritenuto che in quest’ultima località siano giunti solo morti, in base a recenti ricerche, sembra invece che sia sbarcato anche un piccolissimo numero di superstiti.
A bordo del Conte Rosso vi erano 2.729 uomini: 1.432 si salvarono; i dispersi furono 1.055; i morti furono 242. Di questi ultimi, 91 furono inumati ad Augusta e 151 a Siracusa.
La commemorazione del 25 Maggio
Su iniziativa del Comune di Siracusa e dall'Associazione Culturale Lamba Doria, lunedì 25 al Cimitero Comunale di Siracusa, nel giorno dell’85° anniversario dell’affondamento del Conte Rosso, è stata scoperta un’epigrafe in memoria dei dispersi di tutte le guerre.
L’obiettivo è di custodire la memoria di quanti hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere sui vari fronti di guerra, spesso senza poter ricevere una degna sepoltura: un ricordo particolare è stato rivolto ai Caduti e Dispersi del Conte Rosso, molti dei quali furono tumulati nel cimitero cittadino dopo il tragico affondamento.
Alla cerimonia hanno preso parte le massime Autorità civili e militari, insieme alle Associazioni combattentistiche e d’Arma del territorio.
Dopo la scopertura dell’epigrafe sono intervenuti con i saluti istituzionali il vicesindaco di Siracusa, Dott. Edgardo Edy Bandiera, il Presidente dell’Associazione Culturale Lamba Doria, dott. Alberto Moscuzza, e il responsabile dei Servizi Cimiteriali del Comune di Siracusa, arch. Giovanni Favuzza.
Particolarmente toccante la presenza dei familiari dei Caduti senza croce, tra cui Alessandro Maiolino, che perse il prozio Sebastiano Maiolino, marinaio disperso, Serenella Iacona, nipote di un 2° Capo Cannoniere caduto nella Battaglia di Capo Matapan, e Annalisa Coppola, nipote del fante Duò Antonio, disperso sul Conte Rosso. Insieme al vicepresidente dell’Associazione Culturale Lamba Doria, gen. Massimo Lucca, hanno deposto una corona di fiori in omaggio ai Caduti.
Hanno inoltre presenziato il Ten. Col. Marco Marziano, Capo Reparto Attività Territoriali di Catania, in rappresentanza del Comandante Militare dell’Esercito in Sicilia, Generale di Brigata Francesco Principe; il Contrammiraglio Tiziano Garappa, Capo di Stato Maggiore di Marisicilia, in rappresentanza dell’Ammiraglio di Divisione Lorenzano Di Renzo, Comandante Marittimo Sicilia; il Ten. Roberto Tabaroni, comandante del Distaccamento Aeronautico di Siracusa; e il vicecomandante della Capitaneria di Porto di Siracusa, in rappresentanza del Comandante C.V. Antonio Cacciatore.
L’iniziativa ha inoltre ricevuto l’elogio di Guido Costa, Presidente Nazionale dell’Opera Nazionale per i Caduti Senza Croce, che ha espresso apprezzamento per "il valore storico, civile e morale della commemorazione promossa a Siracusa", sottolineando l’importanza di "mantenere viva la memoria di quanti non hanno avuto una tomba o un luogo dove essere ricordati".
Alberto Moscuzza, in qualità di Presidente dell'Associazione culturale Lamba Doria ha ringraziato chi da decenni porta avanti la memoria di quella tragedia: “Come gli amici non più fra noi, l'Ing. Tullio Marcon, Carmelo Minimo e i soci benemeriti Cesare Samà, Francesco Nania, Antonello Forestiere, Claudia e Renata Gamba, e la nostra socia benemerita Concetta Santangelo, autrice di saggi e volumi sulla tragedia del Piroscafo del Conte Rosso, che perse il fratello di suo nonno di 24 anni, Giuseppe Salluzzo e insieme a lui un altro ragazzo di Castelvetrano Francesco Campo appena ventenne, così per Claudia e Renata Gamba da Milano che persero lo zio carrista Egidio Gamba”.
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