Iliade - Omero - Inda 2026 - regia di Peparini


Iliade - Omero


regia di Giuliano Peparini

(già in cartellone nel 2025)


Inda 2026



«Cantami, o Diva, del Pelide Achille

l'ira funesta, che infiniti addusse

lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco

generose travolse alme d’eroi….»


… Pure voi, vero… ? se pensate all’Iliade…

Macché!…  

«La memoria ci è stata data per suggerirci quanto insignificante sia il tempo»… esordisce l’Aedo in apertura, e incalza: « immaginate… immaginate…»



E non si può fare diversamente che immaginare… in effetti, se nell’assistere all’Iliade di Peparini ci si vuole ostinare a restar fermi col pensiero all’Iliade di Omero… 


      Però: se invece d‘immaginare, che è comunque un ottimo invito, invece di ‘immaginare’ ci si abbandona, come svolazzante foglio bianco, al vento travolgente di regia e scenografia, fra colori, suoni, danze, ritmi, pathos, voci, declamazione di versi d’antico sentore… ecco allora che in un tripudio di ardore, rabbia, dolore, quella meraviglia emozionale che dal palco ti cattura come in un vortice,  prende sù persin un chè di forma epica.


      Che t’importa infine, di ‘cosa’ ci sia in scena, se quel che vedi e senti è piacevole, ottimamente rappresentato, interpretato con maestria e reso sublime da musiche inaspettate, evocative, in una colonna sonora che senza tempo abbraccia amore, odio, onore, vendetta… esaltati da atmosfere cromatiche e vibranti, interpretazioni viscerali, struggenti?


      Ed è in una simile allucinante atmosfera, che si srotola il filo della storia di quell’Achille che nei giorni dell’assedio di Troia si ritira dalla battaglia adirato con Agamennone che gli aveva sottratto la schiava Briseide, ma torna a combattere per uccidere Ettore, per mano del quale il suo amato amico Patroclo era morto, e il re Priamo, padre di Ettore, lo supplica poi per ottenere e il corpo del figlio Ettore, e poterlo piangere…


      Ma: quegli ultimi cinquanta giorni di guerra dell’assedio di Troia, qui si ripropongono a noi in una scena fatta di prigioni e gabbie; niente mura di Troia, niente semidei, né bighe dorate, tantomeno mitici eroi… ma un’architettura metallica a tre livelli, detenuti, prigionieri, e guardiani: il tutto esaltato nelle proiezioni a fondo scena del maxi video che son tutt’uno con la scena che potrebbe parere in realtà parte di tutt’altro, non fosse per il testo interpretato: più che ‘solo’ una traduzione, una riscrittura drammaturgica del testo omerico firmata dal grecista Francesco Morosi, che miscela e dosa sapientemente linguaggio contemporaneo e poesia dell’antico, reso da ognuno degli interpreti in scena, con ispirata e catalizzante enfasi.


      Confesso: di quelle gabbie, e dell’idea di ‘prigionia’ non ne ho né compreso a fondo il senso, né apprezzato l’idea:  la guerra come gabbia del destino? prigioni che rinchiudono forzatamente le nostre pulsioni? Le gabbie a simboleggiare l'assenza di via d'uscita  dell’uomo dal proprio violento l’istinto? le divinità viste come sorveglianti?

      Ma così bene quella visione è proposta ed equilibratamente impostata, così gradevole, emozionante, coinvolgente è lo spettacolo, che ho all’istante accettato la visione - permettetemi la ripetizione - ‘visionaria’ del regista.


      Quest’Achille poi, lo si ama subito, con i suoi travagli  per la perdita di Briseide, tormenti e furia per la morte di Patroclo: dolore che diventa ferocia pura, cieca disperazione: la sua enfasi aggressiva verso Ettore, i suoi contorcimenti morali per trovare in sé comprensione e generosità morale per renderne il suo corpo al padre Priamo… ma veramente è lo stesso Sartori che ne ‘I Persiani’ di Ollé interpretava quell’inespressivo  messaggero? (e qui si potrebbe aprire un dibattito sul grado di condizionamento artistico della visione di un regista sulle potenzialità espressive di un attore) perchè qui per quella sua istintiva partecipazione accalorata ed autentica…lo si ama subito, tanto ben forte si sente il suo messaggio di tragica intensità, e tanto è potente l’ empatia e la carica del suo trasporto emotivo.


      Quel rallenty poi, del duello tra Ettore e Achille, quelle lance manualmente ‘accompagnate’ dall’uno all’altro… sono il culmine geniale di questa rappresentazione: commoventi per il coraggio di esser quasi ‘infantilmente rese’: la furia scenica di quel mitico duello rappresentata con l’ingenuo entusiasmo di un gioco: 

 "Così dicendo, vibrò l'asta dall'ombra lunga e la scagliò.

Ettore la schivò abbassandosi...

Ma Achille balzò, furioso, e lo trafisse..."


come per magia quei versi mitici del ventiduesimo canto dell’Iliade ti risuonan nella mente 

“… Là, mentre attaccava, 

lo colpì con la lancia il nobile Achille,

e la punta gli attraversò diritta il morbido collo,

ma l’asta pesante di bronzo non gli recise la gola,

così che poteva parlare e rispondere; cadde riverso

nella polvere …”

 Grazie Peparini… nel caos del tuo fantasmagorico spettacolo sei riuscito, come bimbo innocente che vede ‘il sogno’, sei riuscito a restituirmi il ricordo di quel’Iliade letta, studiata, sofferta, amata nei lontani anni trascorsi che furono.


      Non si deve rigorosamente mai - lo so bene - far confronti fra regie e spettacoli… : ma non posso proprio trattenermi dal confrontare l’arrogante impostazione di Ollé, ne ‘I Persiani’, vuota d’animo e satura di presunzione, con questa di Peparini,  focosa, entusiasta, generosa e scoppiettante in questa sua incredibile Iliade.


      
Assolutamente bravissimi, oltre al già ampiamente citato Giuseppe Sartori (Achille), tutti gli interpreti in scena:, Vinicio Marchioni (Aedo), Gianluca Merolli (Ettore), Giulia Fiume (Andromaca / Teti), Danilo Nigrelli (Priamo), Elena Polic Greco (Era), Jacopo Sarotti (Patroclo), e magistrale l'imponente cast corale degli oltre 80 artisti fra performer professionisti, allievi dell'Accademia d'Arte del Dramma Antico (INDA) e  giovani ballerini della Peparini Academy.

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